“Prima del matrimonio, io ci sono già stata: perché il sopralluogo fa la differenza”
11 settembre 2026
diamond
Prima del matrimonio, io ci sono già stata
Ieri ero a Fagnano Olona, al Podere di Binse.
Circa un'ora e venti di strada da casa mia per incontrare Paolo e Cristina, vedere con i miei occhi la loro location, camminare negli spazi in cui vivranno il loro matrimonio e iniziare a immaginare quello che ancora non è successo.
Il giorno prima ero ad Arese, a Villa Valera. Più o meno la stessa distanza, per incontrare Valerie e Ivan, i miei sposini di ottobre.
Qualcuno potrebbe chiedermi: ma è davvero necessario andare fino alla location prima del matrimonio?
Per me sì.
E non perché io debba decidere in anticipo dove mettere gli sposi per fare una fotografia. Anzi, chi conosce il mio modo di lavorare sa perfettamente che non costruisco il matrimonio intorno alle fotografie.
Sono io che mi adatto a voi.
Io mi sposto, non sposto voi.
Il sopralluogo non serve a decidere le pose
Quando arrivo in una nuova location per matrimoni, la prima cosa che faccio è guardare.
Guardo da dove arriva la luce, come sono distribuiti gli spazi, dove si svolgerà l'aperitivo, dove arriveranno gli invitati, quali sono i passaggi tra una zona e l'altra.
Cerco quello che magari a un primo sguardo passa inosservato.
Una finestra, una scala, un portico, un muro particolare, un riflesso, un giardino nascosto. Cerco anche di capire cosa potrebbe succedere se piovesse, dove potremmo trovare una bella luce al tramonto e quali spazi ci permetteranno di realizzare qualche fotografia degli sposi senza portarli via dalla loro festa per un'ora.
Non preparo una lista di fotografie.
Preparo me stessa a riconoscere una fotografia quando accadrà.
Ed è molto diverso.
Conoscere prima significa disturbare meno durante il matrimonio
C'è poi una ragione molto pratica.
Il giorno del matrimonio non voglio perdere tempo a capire dove devo andare, dove posso parcheggiare, quale ingresso utilizzare, chi devo cercare o dove si svolgerà un determinato momento.
Quel giorno devo essere concentrata su una cosa sola: voi e quello che sta succedendo intorno a voi.
Per questo, quando possibile, non visito soltanto la location.
Voglio conoscere la chiesa o il luogo del rito civile. Se serve, vedo le case dove si svolgeranno i preparativi. Mi presento a chi gestisce la struttura, al custode, al responsabile della location e, quando capita, anche ai genitori.
Può sembrare una cosa di altri tempi.
Per me si chiama rispetto.
E anche umiltà.
Perché dopo tanti anni di matrimoni continuo a pensare che non si debba mai arrivare in un posto sconosciuto comportandosi come se lo si conoscesse già.
“Il nostro fotografo conosce già perfettamente la location”
A volte gli sposi vengono rassicurati dicendo loro che sarebbe preferibile scegliere un fotografo che lavora abitualmente in quella determinata location.
Capisco perché possa sembrare un vantaggio.
Ma personalmente la vedo in maniera differente.
Un bravo fotografo di matrimonio non dovrebbe aver bisogno di conoscere un posto a memoria per riuscire a raccontarlo.
Deve saper leggere la luce, osservare, adattarsi, anticipare ciò che sta per succedere e trovare soluzioni anche quando qualcosa cambia all'ultimo momento.
Conoscere una location è certamente utile.
Saper fotografare qualcosa che non si conosce ancora lo è molto di più.
Per questo non credo che gli sposi debbano sentirsi obbligati a scegliere un professionista semplicemente perché è già legato a quella struttura o perché vi lavora frequentemente.
La scelta del fotografo dovrebbe nascere dalle sue fotografie, dalla sua esperienza, dal suo modo di raccontare le persone e, soprattutto, dalla fiducia che nasce quando lo incontrate.
Le collaborazioni commerciali tra professionisti e strutture esistono e fanno normalmente parte del settore wedding. Ma una raccomandazione non dovrebbe mai sostituire la cosa più importante: sentire che quel fotografo è quello giusto per voi.
Perché io amo le location che non conosco
Forse questa è la parte più difficile da spiegare.
Dopo tanti anni di fotografia, quando entro in un posto nuovo mi entusiasmo ancora.
Davvero.
Cammino, guardo una finestra e penso: qui potrebbe succedere qualcosa di bellissimo.
Vedo un prato e immagino la luce della sera.
Guardo una scala e penso a un vestito che scende.
Vedo un angolo apparentemente insignificante e nella mia testa compare già una fotografia.
È una sensazione quasi infantile.
Mi entusiasmo come una bambina pensando alle fotografie che ancora non esistono.
Ed è uno dei motivi per cui considero il mio un lavoro meraviglioso.
La fotografia di matrimonio mi ha portata in ville, castelli, cascine, piccoli borghi, chiese, ristoranti, giardini e luoghi che probabilmente nella mia vita non avrei mai avuto occasione di conoscere.
Mi ha fatto percorrere migliaia di chilometri.
Ma soprattutto mi ha fatto incontrare migliaia di persone.
Ieri Fagnano Olona. Il giorno prima Arese. Domani chissà.
Il Podere di Binse a Fagnano Olona ieri non era semplicemente una location da aggiungere alla lista dei posti in cui ho lavorato.
Era il luogo in cui Paolo e Cristina stanno immaginando uno dei giorni più importanti della loro vita.
Così come Villa Valera ad Arese non era soltanto una villa da visitare.
Era il posto che, mentre camminavo insieme a Valerie e Ivan, iniziava già ad avere il loro volto.
Ed è proprio questo il senso del sopralluogo.
Non vado a vedere semplicemente dove fotograferò.
Vado a capire dove vivrete il vostro matrimonio.
Perché quando arriverò quella mattina non voglio sentirmi una fotografa che entra per la prima volta in un posto sconosciuto.
Voglio sapere dove sono.
Voglio conoscere le persone.
Voglio essere organizzata.
E poi voglio dimenticare tutto quello che avevo immaginato, se necessario, perché magari quel giorno la luce sarà diversa, pioverà, cambieranno gli orari oppure succederà qualcosa di completamente inaspettato.
Ed è proprio lì che comincia il reportage.
La naturalezza non si improvvisa
Dico spesso che la naturalezza non si improvvisa.
Vale per le fotografie, ma vale anche per tutto ciò che viene prima.
Un reportage spontaneo non significa arrivare senza preparazione e aspettare che qualcosa succeda.
Significa prepararsi talmente bene da potersi permettere, quel giorno, di essere liberi di osservare.
Il sopralluogo, gli incontri con gli sposi, la conoscenza della location, della chiesa, delle case e delle persone fanno parte di un lavoro che spesso non compare nelle fotografie finali.
Ma quelle fotografie esistono anche grazie a tutto questo.
Forse è proprio questa una delle cose che amo maggiormente del mio lavoro.
Ogni matrimonio mi porta da qualche parte dove non sono ancora stata.
Ogni coppia mi fa conoscere una storia che non conosco ancora.
E ogni volta ho ancora voglia di scoprire come andrà a finire.
ArtMovement – Fotografia di matrimonio naturale e reportage in Lombardia, Lecco, Brianza, Milano, Monza, Varese e Lago di Como.