
Mi chiamo Sara…
...e posso dire, con grande gratitudine, di essere figlia d’arte. Non ambisco a definirmi un’artista, ma porto dentro di me un’eredità preziosa: la passione per la fotografia che mio padre mi ha trasmesso e che, ancora oggi, rappresenta una parte fondamentale della mia vita.
Fin da bambina il mondo delle immagini ha accompagnato il mio cammino. Ricordo mio papà con quelle grandi macchine fotografiche tra le mani: lo osservavo muoversi con loro, quasi danzare, come se fossero un’estensione del suo cuore prima ancora che delle sue mani. È stato il primo esempio di quello sguardo capace di fermare un istante e trasformarlo in memoria.
Ho iniziato seguendolo nei matrimoni come operatrice: portavo flash, cavalletti e attrezzature, mentre la mia piccola e amata Contax era la mia compagna fuori campo. Da lì la fotografia è entrata sempre più profondamente nella mia vita.
Dopo il diploma ho frequentato un corso di fotografia alla Bauer di Milano, dove ho avuto la possibilità di scoprire mondi meravigliosi, dalla camera oscura allo still life, imparando che ogni immagine nasce da un equilibrio tra tecnica, sensibilità e percezione.
Con il tempo ho capito una cosa essenziale: non sono io a scegliere completamente la fotografia, sono spesso le immagini a chiamarci. Sono loro che catturano la nostra attenzione, che ci invitano a fermarci, osservare e sentire. La bellezza non va sempre cercata: spesso va semplicemente riconosciuta.
Per questo amo il mio lavoro.
Perché attraverso uno scatto posso raccontare ciò che normalmente passa veloce: un’emozione, uno sguardo, una carezza, una risata, una storia.
Artmovement nasce da questa idea: non solo fotografia di matrimonio, ma un modo di raccontare tutto ciò che emoziona e merita di essere ricordato. I wedding sono una parte importante del mio percorso, ma il mio sguardo vive anche nei ritratti, nelle maternità, negli eventi, nei momenti familiari e in tutte quelle occasioni in cui una persona desidera trasformare un istante in qualcosa che rimanga.
Amo raccontare le persone senza forzarle, cercando la loro verità, la loro energia, la loro unicità. Credo nelle immagini autentiche, quelle che con il tempo acquistano ancora più valore perché non conservano solo un volto, ma una sensazione.
La fotografia mi insegna ogni giorno ad amare la vita: mi fa osservare, scoprire, percepire dettagli che spesso sfuggono. Mi permette di vedere oltre.
Senza questo sguardo tornerei ad essere un po’ più cieca.
Grazie al mio grande papà, il Villa (Fotovilla Oreno), e a tutto ciò che mi ha lasciato.
Lui è il mio Papà....

Da lui arriva gran parte di ciò che sono: la testardaggine, la caparbietà, la follia creativa, l'estroversione, l'impulsività, il carattere forte, la sensibilità nascosta, la curiosità, la voglia di non arrendermi mai e quella continua ricerca di qualcosa che sappia emozionare.
Per anni ho pensato che tutto questo fosse semplicemente il mio carattere. Oggi ho capito che è il suo retaggio.
Lui, con i suoi pregi e i suoi difetti. Con il suo mondo dipinto di colori e di infinite sfumature di grigio, che spesso si scontrava con una realtà fatta di bianchi e neri troppo rigidi per uno come lui.
Papà vedeva la bellezza dove tanti passavano senza fermarsi. Fotografava d'istinto, come se ogni immagine gli fosse affidata per un solo istante e lui avesse il dovere di salvarla. Già nell'epoca dell'analogico riusciva a immaginare la fotografia finita ancora prima di premere il pulsante di scatto. Era un dono.
Non fotografava solo un volto: leggeva una storia. Cercava l'essenza delle persone, quella parte che non si vede ma che, se sai osservare davvero, affiora negli occhi.
Era buono, disponibile, gentile. Sempre pronto a regalare il suo tempo, la sua esperienza, il suo cuore.
A lui devo tutto.
Perché è grazie al suo insegnamento, ai suoi silenzi, ai suoi errori, ai suoi sorrisi e al suo esempio se oggi, ogni volta che porto una macchina fotografica al collo, smetto di essere quella persona che la vita ha costretto a costruirsi corazze.
In quel momento divento semplicemente Sara.
Quella vera.
Quella libera.
Quella che osserva, ascolta, sente.
Quella che fotografa con il cuore, proprio come facevi tu.
Grazie, papà.
Per avermi insegnato che una fotografia non serve a fermare il tempo, ma a dare un'anima ai ricordi.
E se oggi qualcuno si emoziona davanti a una mia immagine, è perché dentro quello scatto c'è ancora un po' del tuo sguardo........
VILLA BROTHER'S HOUSE - https://www.villabrothershouse.com/
E forse è anche per questo che ho sentito il bisogno di fare qualcosa che andasse oltre un semplice ricordo.
Per lui è nata Villa Brothers' House.
Non è soltanto una casa per vacanze brevi. È un piccolo museo diffuso dedicato al suo straordinario archivio fotografico, un luogo in cui le sue immagini continuano a raccontare il territorio, le persone e la storia di Oreno di Vimercate.
A volte questa casa accoglie anche i miei sposi, quando celebrano il loro matrimonio in zona e hanno bisogno di uno spazio per i preparativi o per ospitare parenti e amici. Mi piace pensare che, senza saperlo, entrino a far parte di una storia iniziata molto prima di loro.
Tra quelle pareti il tempo sembra rallentare. Ogni fotografia racconta un frammento di vita, ogni oggetto conserva un ricordo, ogni stanza custodisce il profumo delle cose autentiche.
In questo piccolo angolo di mondo, a Oreno di Vimercate, Villa Brothers' House continua a far vivere il suo sguardo.
Perché ci sono persone che non smettono mai di esserci.
Continuano a vivere nelle passioni che ci hanno trasmesso, nei gesti che ripetiamo senza accorgercene e negli occhi con cui impariamo a guardare il mondo.
E ogni volta che prendo in mano la mia macchina fotografica, so che una parte di quello sguardo è ancora qui, insieme a me.
Frammenti della mia vita





